“La virità è ca non me ne va una ‘bbona. Ietto lo sango vicino a ‘sto bancariello e mi mancano sempe riciannove sordi pe appara’ ‘na lira...”

L'attore non recita le parole ma i sentimenti, ché la parte è fatta non di parole ma del sottofondo affettivo: è quella la parte nascosta da scoprire dell'attore. [K. S. Stanislavskij]

L’uocchi mii no’ parlano cchiù. ‘Sto lutto no’ me l’aggio levato ra cuollo, pecchè io lo lutto lo tengo rint’ a lo core…

“Nui simo capitati ra la parte sbagliata e non c’è nienti ra fa’. Accussì simo nati e accussì hamma murì…”;

“Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita” - Eduardo De Filippo;

“‘No bravo vaglione…Non è sirvuto a nienti. La vita m’è ‘mbrogghiato e io aggia persa la partita. E co’ la vita è partita secca. Non c’enno rivincite...”

“Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male” - Eduardo De Filippo;

“Nui sempe queste doe malatie ammo avute…la fame e la ‘gnoranza. Songo malatie gravi, difficili. Nisciuno l’ha sapute curare…”;

Tutto il mondo è un teatro, tutti gli uomini non sono che attori, con le loro entrate e le loro uscite. E ognuno di noi vive la sua vita recitando varie parti. - Shakespeare;

Lo strumento dell'attore non sia il corpo, ma il proprio universo psichico. [K. S. Stanislavskij]

Posted by compagniateatralesalsula | domenica 23 settembre 2012 | 0 commenti



- ‘Nciuliniello -
di Gerardo Coluccini


Nell’anno 2006, la Compagnia Teatrale Salsula porta avanti l’esperienza della rivalutazione del dialetto salzese e irpino e delle tradizioni della propria terra di origine con una  nuova opera originale in dialetto.
Si tratta di ’ ‘Nciuliniello” , dramma in tre atti di ambientazione salzese.
Siamo agli inizi degli anni ‘Venti, il fascismo consolida il proprio regime, sullo sfondo la società rurale dell’Italia Meridionale. L’opera è ambientata, come si diceva, a Salza Irpina ma il teatro avrebbe potuto essere qualunque altro in quanto la specificità salzese è unicamente quella che vive nell’immaginario del protagonista, ‘Nciuliniello/Don Angilo.
Egli è una figura frequente in quegli anni e in quelli a venire, l’emigrante di ritorno, partito in cerca di fortuna e finalmente di nuovo nel proprio paese.
Agli occhi della sua gente, egli è un uomo fortunato. Ha realizzato il suo sogno, è ricco e rispettato, ha una famiglia in apparenza irreprensibile, è stimato ed apprezzato per la generosità che dimostra alla sua gente.
Tutt’altro scenario nei meandri della sua anima, lacerata da un distacco che avrebbe dovuto essere solamente temporaneo e che invece segna la sua esistenza in maniera indelebile. Egli sente la sua vita come spezzata irrimediabilmente in due tronconi, quasi due monadi in perenne conflitto, ciascuna contraddistinta finanche da appallativi diversi: ‘Nciuniello e Don Angilo, a testimoniare la divaricazione drammatica che vive nell’animo del protagonista.
La sua essenza più autentica si è perduta in un tempo ormai lontano ed egli non ha avuto la forza di opporsi al fiume degli eventi che affatica il mondo: la vita lo ha condotto altrove, in una dimensione altra in cui non si riconosce.
Il ritorno alla realtà primigenia, in cui ha vissuto gli anni della vita ingenua, non gratifica il protagonista. Del resto, egli è cosciente dell’ineluttabile progredire degli eventi, il quale non concede la possibilità di regressioni salvifiche. Tuttavia,  non riesce a resistere al desiderio di rivedere i luoghi, le persone, le abitudini che gli furono compagne nel tempo rimpianto.
Il ritorno, allora, nell’acuire la consapevolezza della sua vita incompiuta, costituisce l’occasione – in fondo attesa – per l’operazione più dolorosa e per questo sempre fuggita: un bilancio della sua esistenza che egli traccia con severità spietata, e che lo porta quasi per mano all’epilogo drammatico e all’amara riflessione finale, confessata all’amico di sempre, che costituisce, in realtà, un dialogo con la propria coscienza di uomo sconfitto, che pure ha conservato in sé un mondo di valori sentiti e vissuti con profondo sentimento.
L’autore  ha cercato consapevolmente di alleggerire la drammaticità del tema con passaggi umoristici che si inseriscono nella linea narrativa senza risultare mere giustapposizioni.
L’opera è quella che, probabilmente, ha dato le maggiori soddisfazioni alla compagnia. Rappresentata a più riprese ed in diversi contesti territoriali, ha sempre rivelato una grande capacità di coinvolgimento emotivo del pubblico, risultando sempre di notevole gradimento.

Vengono riportati, qui di seguito, i personaggi e gli attori interpreti.  Per taluni ruoli, la presenza di una plurimità di attori evidenzia che gli stessi si sono alternati in occasione dei diversi spettacoli.

Nciuliniello/Don Angilo:             Sabino M. Balestrieri
Caterina, Annarella:                    Anna Buonagurio
Maria:                                           Elisa Petrarca, Maria C. Cella 
Vicienzo:                                        Stanislao D’Andrea
Antonio:                                         Virginio De Maio, Alessandro Picariello
Alfonso:                                          Domenico Petrarca
Don Vittorio, podestà:                  Domenico Della Porta, Angelo Lepore
Don Saverio, arciprete:               Alfonso Mazzariello, Mario Piccirillo,
Gianluca Gaeta
Don Peppo, medico:                      Gerardo Coluccini
Antonietta:                                    Maria Cella, Elisa Petrarca
Carmelina:                                     Clara Balestrieri, Marcella Balestrieri 


Regia: Gerardo Coluccini
Scenografia: Sabino Marcello Balestrieri

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