“La virità è ca non me ne va una ‘bbona. Ietto lo sango vicino a ‘sto bancariello e mi mancano sempe riciannove sordi pe appara’ ‘na lira...”

L'attore non recita le parole ma i sentimenti, ché la parte è fatta non di parole ma del sottofondo affettivo: è quella la parte nascosta da scoprire dell'attore. [K. S. Stanislavskij]

L’uocchi mii no’ parlano cchiù. ‘Sto lutto no’ me l’aggio levato ra cuollo, pecchè io lo lutto lo tengo rint’ a lo core…

“Nui simo capitati ra la parte sbagliata e non c’è nienti ra fa’. Accussì simo nati e accussì hamma murì…”;

“Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita” - Eduardo De Filippo;

“‘No bravo vaglione…Non è sirvuto a nienti. La vita m’è ‘mbrogghiato e io aggia persa la partita. E co’ la vita è partita secca. Non c’enno rivincite...”

“Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri, nella vita, recitano male” - Eduardo De Filippo;

“Nui sempe queste doe malatie ammo avute…la fame e la ‘gnoranza. Songo malatie gravi, difficili. Nisciuno l’ha sapute curare…”;

Tutto il mondo è un teatro, tutti gli uomini non sono che attori, con le loro entrate e le loro uscite. E ognuno di noi vive la sua vita recitando varie parti. - Shakespeare;

Lo strumento dell'attore non sia il corpo, ma il proprio universo psichico. [K. S. Stanislavskij]

Posted by compagniateatralesalsula | domenica 23 settembre 2012 | 0 commenti



- Questi fantasmi -
di Eduardo De Filippo


Nel corso del 2008, la compagnia teatrale Salsula porta in scena, “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo. E’stata, indubbiamente, una sfida impegnativa quella affrontata mettendo mano alla messa in scena dell’opera. Si tratta di uno dei capolavori del grande drammaturgo napoletano, certamente non uno dei più noti al grande pubblico ma, senza alcun dubbio, tra i più densi di vibrante umanità, un’opera nella quale Eduardo vuole suggerire l’approfondita riflessione sulla debolezza della natura umana, sulle difficoltà, i compromessi ai quali la vita, spesso, obbliga i suoi protagonisti, quasi come su un immenso palcoscenico, sul quale, quotidianamente, ognuno di noi vive il suo personale dramma. Una sfida difficile, dicevamo, per molti motivi. Innanzitutto, per la complessità del tema centrale: l’uomo di fronte al dilemma tra l’accettazione della realtà e la creazione dell’apparenza, tra la crudezza, la meschinità del suo vivere quotidiano e il suo irriducibile istinto a voler credere in una realtà parallela, quella delle sue speranze, delle sue illusioni, quasi in una schizofrenica divaricazione della propria personalità. Una contraddizione che, ad onta delle apparenze e della nostra tendenza ad evitare, ad ogni costo, la matura riflessione su questi temi, riguarda ognuno di noi: quante volte siamo costretti a recitare un ruolo che non ci appartiene, quante volte deliberatamente indossiamo una maschera e, per comodità, convenienza, vigliaccheria, nascondiamo la nostra vera natura, quanti infingimenti nel nostro vivere quotidiano. Il protagonista del dramma porta alle estreme conseguenze questa contraddizione, giungendo a creare una propria realtà virtuale, nella quale crede o finge di credere (il dubbio rimarrà, ovviamente, irrisolto, ad ognuno la risposta) per evitare di confrontarsi con la propria vita alla deriva, con il suo matrimonio fallito, con il suo naufragio umano. Un tema, dunque, arduo, nel quale i momenti di pura comicità sono alquanto rari, predominandovi un umorismo amaro, consapevolmente ed empaticamente partecipe delle miserie che, talvolta, segnano la condizione umana. Non a caso, raramente capita di vedere una compagnia amatoriale alle prese con quest’opera, laddove il repertorio eduardiano risulta tra i più popolari e frequentati anche da teatranti alle prime armi. Altre difficoltà, di non lieve momento, sono state originate da aspetti di tipo tecnico, attinenti all’adattamento della scenografia alle specifiche situazioni recitative e al particolare rilievo che rivestono l’impianto luci e gli effetti sonori ed al conseguente loro assemblaggio con la parte più strettamente interpretativa. Ciononostante, la compagnia riesce a confezionare uno spettacolo riuscito: la scenografia – bella e imponente – le luci, gli effetti sonori, la recitazione colgono nel segno e il pubblico ben recepisce il messaggio: non vi è la ricerca della risata e del  divertimento purchessia bensì predomina un atteggiamento raccolto e composto, lo sforzo di cogliere, tra le pieghe delle vicende di Pasquale Lojacono e degli altri protagonisti, il profondo messaggio di umanità che Eduardo ha voluto consegnare alla nostra riflessione.

Vengono riportati, qui di seguito, i personaggi e gli attori interpreti. 


Pasquale Lojacono (anima in pena)                        Sabino Balestrieri
Maria, sua moglie  (anima perduta)                      Elisa Petrarca
Raffaele, portiere (anima nera)                              Stanislao D’Andrea
Gastone Califano (anima libera)                              Mario Piccirillo
Alfredo Marigliano, (anima irrequieta)                Virginio De Maio
Armida, sua moglie (anima triste)                          Anna Buonagurio
Silvia e Luisella (loro figlie, anime innocenti)         Clara Balestrieri
                                                                                    Marcella Balestrieri
Carmela (anima dannata)                                       Maria Cella
Due facchini (anime condannate)                           Domenico Petrarca
                                                                                    Gerardo Coluccini      
Saverio Califano , maestro di musica  
(anima inutile)                                                          Gerardo Coluccini

Il professor Santanna                             (anima utile, ma non compare mai)


Regia: Gerardo Coluccini
Scenografia: Sabino Balestrieri

Leave a Reply